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Luce


Roselline


4 aprile 2007

Compianto per la morte di Lépic

Oggi, 4 aprile, i quattro aprilanti, dopo 15 anni è morto il mio cagnolino Lépic, di razza Jack Russell.
Ciao Leprolina




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27 gennaio 2007

Piccioni in città

Piccioni in città


I piccioni di città sono odiati da tutti i cittadini. Essi vivono in famiglie e a parte tubare non rompono molto, e ultimamente non cagano più in testa ai cittadini. I piccioni di città sono ovunque fatti oggetto di discriminazione e razzismo, chiedete al primo che passa. Niuno avrà una parola gentile per quei pennuti. Eppure anche i piccioni di città ascoltarono attentamente la predica di San Francesco agli uccelli. Anche i piccioni di città sono creature del Signore. Eppure i cittadini li odiano e mai e poi mai vedrete nelle nostre moderne capitali qualcheduno preoccuparsi di un piccione che sia malato. Anzi gli abitanti della città alla vista di un volatile spiaccicato sulla pubblica via, spalmato come si conviene dagli pneumatici di una automobile, gode e sorride.
All’alba le colonie di piccioni sono use tubare, questo loro melodioso canto d’amore urta i nervi dei cittadini, che li scacciano aprendo e chiudendo violentemente le finestre, ovvero brandendo una scopa dal balcone. Ogni tanto si può vedere su uno scalino, in un negro canto spisciolato della galleria del teatro, uno di questi volatili, imparalitichito, le pennette tutte acciaccate, l’occhio vitreo, in procinto di crepare.
Altre volte se ne vedono di agonizzanti, di mutilatini senza più uno zampino o con un’ala acciaccata. In questi casi i cittadini li ignorano al pari della popolazione canina e dei gatti, che non li considerano manco come prede. Gli sventurati saranno pertanto divorati dai topi di fogna.
Bisogna avere pietà anche per i piccioni, essi sono vittime innocenti e oggetto di discriminazione anche da parte delle autorità cittadine, che tentano con ogni mezzo di esiliarli dai templi urbani e dai palazzi del potere, con scariche di cannone o penosi dissuasori sonori col gracchio della cornacchia.
La gente crede stupidamente che i piccioni siano dei luridi untori, degli spargitori di morbi. Ciò non è vero, perché mai si è sentito dire di un cristiano morto a causa di un piccione. Allora pietà per i piccioni, che tanto disprezziamo e che invece dovremmo ringraziare perché essi fanno per noi il lavoro di piccioni viaggiatori e sono molto utili alla collettività che li odia.




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13 dicembre 2006

Contra Plinium seniorem

Quel mattone della Storia Naturale di Plinio il Vecchio (pippato nel 75 D.C.) che ha ammorbato per circa milleottocento anni il campo scientifico, andrebbe definitivamente seppellito.
Che dire dei deliri di un ammiraglio della flotta imperiale, un demagogo in fregola, il quale raccolse uno straripante corpus di fandonie sentite dire qua e là?
Favole degne di un bimbo e ingenue oltre ogni limite. Il pezzo forte è il tomo sull’antropologia, in cui Plinio, rivendicando dignità scientifica alle sue fanfaluche, cita popoli che nascono e vivono su una gamba sola, tribù che si voltolano nelle loro enormi orecchie delle dimensioni di un plaid e dormono nelle cavità degli alberi. Che dire di quel Pirro re dell’Epiro, il quale col magico alluce guariva i malati di scrofola? Chiacchiere superstiziose degne del più basso popolaccio, altro che asserzioni scientifiche.
Mi fo ispiratrice e promotrice di un comitato anti-Plinio.




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13 dicembre 2006

La veridica istoria del pisello di Rasputin

Dopo il turpe assassinio e il seguente affugamento nella Neva del corpo congelato di Rasputin, presso l’istituto di medicina legale venne effettuata l’autopsia e l’imbalsamazione della salma, potremmo immaginare secondo il rigore e l’amore per la scienza e la precisione propria dell’avveniente sovietismo.
Cuore e polmoni furono espiantati e conservati, per successivi studi, in due bottiglioni di soluzione alcolica. Di lì a qualche anno, l’astinenza etilica di un inserviente e un inverno particolarmente rigido determinarono la dispersione dei suddetti reperti.
Il corpo di Rasputin fu tumulato a Carskoe Selo, nell’erigenda cappella di San Serafino. Dopo appena un anno, la tomba dello starec fu profanata dai rivoluzionari che, esumato il cadavere, tennero un comizio là per là.
Quindi la mummia iniziò un tristo vagabondare, peregrinando di su e di giù, destinato a concludersi nel rogo della stessa ai bordi di una carrozzabile fuori San Pietroburgo.
Prima della cremazione on the road, la salma fu trascinata di su e di giù per la capitale: camuffata da strumento musicale, quindi sotto forma di tappeto turkmeno.
Durante questa via crucis, un maestro elementare in pensione, per conto della Vyrubova, intima della zarina, asportò il pene incartapecorito.
La reliquia, pagata una fortuna, fu posta in una teca e rubricata - affinché permanesse l’incognito - con la dicitura Reliquia di San Pitirim. Travolto l’intero paese dalle vicende della rivoluzione, per qualche tempo si perse definitivamente la memoria, non che le tracce, dello speciale reperto anatomico.
Negli anni Venti, la teca con il resto di San Pitirim ricomparve sulle rive del Caspio, nel magazzino di un mercante di granaglie in quel di Astrakan. Era registrata con la dicitura Santa reliquia di San Zirbetto. Acquistata per pochi rubli da un pio viandante persiano, il pisello mummificato di Rasputin inizia un viaggio verso Teheran, dove è comprovata la sua presenza nel 1929, anno del crollo di Wall Street. Qui il reperto ha subìto un nuovo cambiamento di attribuzione, talché da spoglia di San Zirbetto viene adesso riferita a San Mirza.
In seguito a ignoti accadimenti storici, il venerato pisello raggiunge Kandahar, dove se ne attesta la domiciliazione in un cenotafio sciita. Quindi fortunosamente arriva a Lahore, presso la casa di un innominato zamindar, dove sosta per due lustri ricevendo la devozione spettante alla santa reliquia di San Pupetto Minore.
Nel 1947 il pene del monaco, scampato agli incendi che devastarono Lahore, su uno di quei treni carichi di cadaveri giunge in India. Dopo una breve permanenza nel tempio d’oro di Amristar nel Punjab, il reperto - divenuto ormai lingam di Rocco, cugino di Shiva, viene trafugato e portato da un fanatico Sikh in quel di Lucknow, presso l’umile dimora di un pastore. Negli anni Sessanta il pisello di Rasputin sbarca a Varanasi, dove viene esposto in un’edicola votiva con la dicitura lingam di Rocco Bello, nipote di Shiva. Sul finire del decennio successivo, la reliquia è nuovamente trafugata da un gruppo di fricchettoni umbri.
Recuperata del tutto accidentalmente dal guru Ninna Ralla, viene parzialmente restaurata e custodita in un nuovo prezioso contenitore, sotto la dicitura di Cartilagine di Mariano Rumor politico democristiano e con tale onomastica posto in vendita nel bazar di Delhi. E’ proprio lì che il maestro Bruno Lauzi incontra il collega Frank Zappa. Colpiti dalla stranezza dell’oggetto, se lo disputano rilanciando a colpi di rupie. Ma Lauzi ha il portafoglio più gonfio e si aggiudica il cosetto. Il musicista siculoamericano, offeso e risentito, tenterà di vendicarsi componendo il brano autobiografico Tengo na minchia tanta.
Dall’India la reliquia dello starec Rasputin giunge in Italia e più precisamente a Genova, dove sottoposta a una più attenta analisi scientifica, evidenzia la sua vera identità. Quindi viene acquistata dalla casa d’aste Sotheby’s, che la batte per tremila sterline a beneficio di un affermato sarto, che lo porta con sé a Stoccolma alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel, per smarrirlo nei bagordi della notte di Santa Lucia. Ricompare infine miracolosamente a Rapallo, a galleggiare nella vasca del polpo di bronzo: qui lo trova il console onorario russo, che si incarica di riportarlo all’Accademia delle scienze di Mosca, da dove si trasferirà per sempre nel nuovo Museo dell’Erotismo della capitale, dove gli auguriamo di riposare finalmente in pace.




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13 dicembre 2006

Olio di ricino anche per le donne (I)


Ai tempi di Noé, come narrano il Midrash, il Talmud e il Libro dello Splendore, Adamo si fidanzò in casa con Lilith. Tuttavia la primordiale liaison incontrò dei subitanei impedimenti, talché Lilith - archetipica progenitrice di suffragette del calibro di Lidia Menapace e Margherita Hack - immediatamente dichiarò la sua assoluta indisponibilità a essere montata da Adamo secondo la rassicurante posizione del missionario. “Ah! Che esordio! - disse Lilith - Giammai io sarò una di quelle vittime che nei tempi andati si conducevano come in trionfo al suon di strumenti musicali adorne di fiori e ghirlande fino ai piedi di quell’altare dove dovevano essere immolate”.
Nel volgere di poche ore il progenitore degli uomini la scacciò, preferendole la più timorata modesta e obbediente Eva, capostipite delle Lorelle Cuccarini e delle Liù Bosisio del tempo a venire.
Allora Lilith ramengò solinga nell’area del Mar Rosso, finché non si ritrovò attratta da una festiva luminaria nella celebre stazione balneare di Sharm el Sheikh, dove al Domina Coral Bay Resort incontrò, durante una serata danzante condotta da Umberto Smaila, i tre arcangeli Michele Gabriele e Raffaele, che erano venuti a cercarla per conto dell’Onnipotente. Michele immediatamente la mise in guardia sui pericoli del ballo: “Donna, le labbra che in un ballo, o in una società notturna, non si schiudono che per dire delle vanità e delle sciocchezze quando non siano dei discorsi colpevoli, non potranno più salvarsi dalle vane amicizie che profanano e distruggono l’amore che si deve al proprio sposo”.
Lilith immediatamente arrossì, anche se si sentiva profondamente attratta da quel vano piacere insito nella promiscuità dei corpi e dei fiati e nelle lepidezze dell’ex Gatto di Vicolo Miracoli.
(segue alla prossima puntata)




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